sabato 22 settembre 2007

vorrei scrivere un racconto

vorrei scrivere un racconto
creare un mondo
seguire un filo o cavalcarlo
dispiegarmi tra vite immaginate
ma coerenti
non più vittima dei lampi
della frammentazione insensata
degli scatti che impazziscono
come i grani del rosario
rimbalzano sul pavimento

l'animo si placa, ma non va a regime;
diventa placido in un torpore
che resta incoerente...
resta ricco il mondo finchè si accetta il rischio
di accoglierlo nella sua incoerenza - plurale -
il resto è solo povertà...
Ancora i lampi, gli scatti
le allucinazioni multiple di una curiosità insaziabile

vivo all'ombra delle percezioni
scorro fluido in questo labirinto
e ancora non trovo il modo
di arenarmi in un racconto

senza adsl

La rete
- straordinaria!!!!-
piena di pesci ingabbiati
(liberi ??-)

tento mille volte di riconnettermi
fallisco ancora
provo a lanciarmi
ma senza rete mi spezzo le ossa
fallisco ancora
-- NON IN LINEA -- hai ragione...

ho profanato il dogma
me ne torno a passeggiare sui sampietrini,
a tirare una battuta casuale al primo che passa,
torno a fingermi vita, parola e sogno
negli occhi folli di un ubriaco
in un rigagnolo
senza nessuna possibilità di navigare
resto appeso, arreso
intorno ho la definitiva sentenza...
si fa uguale il nastro che scorre davanti ai miei occhi
non credo si possa uscire
fuggire
la mia disperazione è compulsiva
chiedo un'altra sigaretta
un'altra colletta
aspetto...
poi
ho un appuntamento sul marciapiede
col mio cartone di vino
un bicchiere dopo l'altro
fino a ritrovarmi
-dicono-
disteso
come un crostaceo in apnea
ridato nella notte
da un'ondata di marea.
è tutto pieno di ruggine
gli ingranaggi non scorrono
i movimenti si fanno pesanti

viene fuori un suono terribile,
uno stridore che riempie l'aria
- pare venga fuori da una ferita insanabile -

senza volontà, senza buoni motivi,
senza grinta
ha i passi dell'animale obeso
questa società
continua a offrirmi pasti grassi che non voglio accettare

non voglio questa ruggine
vorrei volare

libero...

sono libero
libero come i fazzoletti sporchi
di vagare al vento
tra il marciapiede e la strada

sono libero di volteggiare
sono libero di lasciarmi trascinare da forze estranee

un pacchetto di sigarette
la macchinetta del caffè
un orizzonte quotidiano di monetine sonanti
con gli occhi così in basso
non penso al sole
-- un orizzonte quotidiano di artifici
vittorie piccole fermentano
divento allora una bottiglietta galleggiante
è un andirivieni continuo
ritmico
sulla stessa onda
e senza direzione

sono la libertà e il suo rifiuto
la gioia e la tristezza dell'imbrunire
il dubbio di una deriva continua...

deposito d'inverno

angolo dell'elucubrazione
dimora occulta di misfatti
o spazio supremo della condivisione

nelle parole che oscillano e si dispongono
come sagome divine sulla carta
ripongo le mie vibrazioni più sincere
ci provo
almeno
come un bambino intento a rifondare il mondo con i lego
senza nessuna consapevolezza
dell'immensità delle sue azioni

col culo sul pavimento freddo
faccio le costruzioni
- è serio giocare - quaggiù
nell'immersione continua del reale
c'è solo tempo e voglia di vita